← Tutti gli articoli

· Rimon Soliman

Teva e l'IA in 30 stabilimenti: proof of value al posto del proof of concept

Secondo un resoconto di IIoT World del 4 novembre 2026, Teva ha valutato circa 300 tecnologie di IA per la sua rete di 30 stabilimenti. Per scegliere usa test di "proof of value", che vanno oltre la domanda se la tecnologia funzioni.

IA industrialePharmaProof of valueTracciabilitàIntegrazione

Il 4 novembre 2026 IIoT World ha pubblicato il resoconto di un panel dell'Industrial AI Summit 2026 dedicato a come Teva Pharmaceuticals sceglie le tecnologie di intelligenza artificiale per i propri stabilimenti. Il dato più visibile: in un anno, attraverso il programma di innovazione aperta Teva Rise, l'azienda ha valutato circa 300 tecnologie nella sua rete di 30 stabilimenti.

Al panel hanno partecipato Maya Schushan-Orgad di Teva, Adam Procopio di Merck e Kristen Sauter di Adlib Software, con Rick Franzosa di Tech-Clarity come moderatore. La sessione era sponsorizzata da Adlib Software. L'articolo precisa che strumenti di IA hanno aiutato a riassumere il contenuto e che la redazione lo ha rivisto.

Il contesto: perché l'efficienza operativa conta

Le operazioni pesano per circa il 70% della struttura dei costi di Teva, quindi i guadagni di efficienza in produzione e supply chain hanno un impatto diretto. Nel frattempo l'azienda sta passando dai generici al biofarmaceutico, un percorso che chiama "Pivot to Growth" e che, secondo l'articolo, ha prodotto 13 trimestri consecutivi di risultati.

Si parte dai problemi, non dalla tecnologia

Il programma non nasce da un catalogo di soluzioni. Sono gli esperti operativi a definire per primi i problemi più rilevanti, nell'ambito di qualità di produzione e supply chain. Gli esempi citati sono:

  • prevedere prima il rischio qualità del prodotto;
  • migliorare l'affidabilità degli asset;
  • prendere decisioni di supply chain meglio informate.

Proof of value: cinque domande oltre a "funziona?"

Un proof of concept chiede soltanto se la tecnologia funziona. Il proof of value di Teva aggiunge cinque domande:

  • funziona nel nostro ambiente?
  • si integra e scala in una rete di stabilimenti eterogenei?
  • produce un valore misurabile rispetto al problema?
  • può operare in un contesto fortemente regolamentato?
  • gli utenti possono fidarsi dell'output e agire di conseguenza?

Teva verifica anche se in un dato sito i dati esistono e se gli operatori riescono a inserire le raccomandazioni nei flussi di lavoro attuali senza un pesante change management. Ogni proof of value è progettato insieme al fornitore, con mappatura dei flussi decisionali e requisiti di tracciabilità inclusi fin dall'inizio, non aggiunti dopo il rilascio. Se un sito non ha maturità dei dati o dei sistemi, anche un ottimo fornitore viene rimandato finché il sito non è pronto.

Il divario tra fornitori

I fornitori specializzati nel farmaceutico integrano requisiti normativi, spiegabilità e tracciabilità nei prodotti. Quelli di altri settori hanno spesso ottima tecnologia ma non l'architettura di conformità. In alcuni casi Teva ha trovato tecnologia migliore fuori dal pharma, ma non ha potuto adottarla proprio per questo motivo.

Le tracce di dati generate per la tracciabilità non servono solo alla compliance: alimentano modelli di manutenzione predittiva, sistemi di gestione della qualità e miglioramenti operativi.

Cosa possono trarne integratori e consulenti

Il metodo è un modo concreto, su larga scala, per superare i pilot che non arrivano mai in produzione. I criteri sono trasversali e riutilizzabili anche in contesti più piccoli:

  • disponibilità dei dati nel sito specifico;
  • integrazione tra sistemi misti;
  • aderenza ai flussi di lavoro esistenti;
  • tracciabilità delle decisioni;
  • fiducia degli utenti nell'output.
Tracciabilità e registrazione delle decisioni vanno progettate dal primo giorno, soprattutto nei settori regolamentati.

È la lettura pratica per chi realizza progetti di IA e automazione: costruire il log delle decisioni insieme alla soluzione costa meno che aggiungerlo poi, e ne amplia l'utilità oltre l'audit.

Limiti della fonte

Va ricordato che si tratta di un breve resoconto di panel, non di un caso di studio. L'articolo non riporta risultati dei singoli proof of value, cifre di ritorno sull'investimento né nomi dei fornitori. Il valore sta nel metodo di selezione descritto, non in risultati verificabili. Il tema si collega ad altri casi già trattati, come ALCOA e Stellantis, ma qui l'angolo è la selezione dei fornitori e la prova di valore.